Leonardo

Fascicolo 13


in "Alleati e nemici"
A. BARBIERI - Gli studi psicofisici ed i prodotti dell'arte. - Firenze, B. Seeber, 1904.
recensione di Gian Falco (Giovanni Papini)
p. 31


p. 31



   Il signor Barbieri è uno di quelli che vogliono studiare l'arte come documento della psicologia dell'artista, e torna perciò a quella famosa critica scientifica di Taine e Hannequin che pareva sotterrata da un pezzo. La Divina Commedia o la Cappella Sistina sono, per codesti critici, non delle creazioni da cui ritrar godimento ma degli oggetti da riporre in qualche vetrina di museo psicologico a disposizione dei pazienti studiosi.
   Mi sembra però che questo modo d'intendere l'arte includa un equivoco fondamentale. Se l'arte è un prodotto, un segno, noi non possiamo interpretarla se non conosciamo innanzi, per nostra esperienza o per esperienza altrui, quali sono gli stati interni che si manifestano con quell'insieme di segni che costituiscono un'opera di arte. Cioè questa, per esser compresa, ha bisogno della psicologia, per la ragione che l'espressione succede e non precede a quella intuizione o immagine fantastica ch'è a fondamento dell'arte. In modo che quando dall'opera vogliamo trarre delle notizie sulla psiche del suo autore, non facciamo il più delle volte che il ritrarne fuori quello che prima ci avevamo messo. Lavoro molto fanciullesco, mi pare, e niente affatto critico e scientifico.
   Per me, insomma, la psiche ci fa capire l'opera d'arte; per il Barbieri e i suoi maestri l'opera d'arte ci fa capire la psiche.
   Abbiamo ragione tutti e due? Può darsi. Ma in ogni modo io ho il diritto della precedenza; mentre posso pensare e conoscere uno stato di coscienza che non abbia nessuna manifestazione esterna, non posso immaginare un segno senza supporre uno stato interno precedente e corrispondente.
   Del resto non sarebbe fatto per persuadermi questo libro ch'è una mistura mal rimescolata di positivismo francese, di psicofisiologia tedesca e di pesantezza italiana.


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